Fuoco e morte

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La furia sfogata quella notte pare finalmente acquietarsi in Mork. Un attimo in cui tutto si è fermato, strozzati dallo shock della morte diffusa intorno ai pochi superstiti, poi è il panico generale: chi urla ai quattro venti dell’agguato dei naga presso il funzionario più fidato dell’Imperatore, si piange per i morti, si corre contro il tempo per tentare di salvare i feriti più gravi. Persino Fu Feng, ferito a sua volta si dà da fare: bisogna organizzare le guardie e le ronde: «Che si mobiliti l’esercito! Non lascino vivi la roccaforte!!!» Quella notte non ha mai avuto termine, neanche i giorni successivi, dove i funerali sono stati preparati in gran pompa magna per volere dello stesso Imperatore di Corallo: le salme esposte sono state una dopo l’altro omaggiate con altari colmi di offerte, le vittime elevate ad eroi della patria e seppelliti in tombe ricche perché la loro anima potesse andare oltre e continuare ad assistere i vivi in questi tempi bui. Al solo puzzo degli incensi e dei corpi esposti per troppo tempo, lasciava più che stomacato il palato sopraffino del krie-hai; è decisamente tempo di cambiare aria, qualunque altro cibo avrebbe avuto un sapore migliore del tanfo di morto. Mork si allontana senza troppa difficoltà dalla città di Yaosài, lasciando alle spalle la fortezza e trovandosi di fronte alla vasta campagna attraversata dai carri che portano i frutti della terra agli abitanti della città. Inizia a seguire la strada, così come serpenteggia tra i campi coltivati: riso, cavoli, verze, rape. Nulla di suo gusto. Questo vagare senza una meta si dilunga e giunge al secondo giorno con lo stomaco che brontola ed una noia che potrebbe ammazzarlo: quanto gaudio e giubilo nel rubare quattro polli in un aia. Ai margini trova spesso piccoli altari, alcuni molto vecchi, dove vi sono statue di animali o di uomini particolarmente grassi; nulla di prezioso, principalmente in legno ed i più ricchi in pietra. Oramai le gambe vanno avanti da sole. Come al solito, ogni qual volta incontra qualcuno, questo scappa impaurito. «Umani, noiosi, deboli e lamentosi umani.» Sono proprio queste lagne costanti che accarezzano la mente di Mork: «… se trovassi un villaggio, potrei divertirmi un po’.» allargando il suo sorriso da denti prominenti. Non manca molto, effettivamente, raggiunge un gruppo sostanzioso di casupole radunate intorno ad un crocicchio: è il primo luogo dove mercanteggiare e barattare per gli abitanti della campagna. Sono arrivato intorno a mezzogiorno e camminando per quella strada ho notato attorno a me campagne e contadini che lavoravano la terra. Non mi è stato difficile capire che per quell’ora ancora nessuno sarebbe tornato al villaggio, quindi avevo ancora un po’ di tempo per rifocillarmi e elaborare un piano di distruzione. Inoltrandomi nel villaggio vidi che queste casupole erano costruite tutte attorno al crocevia ai suoi 4 lati. Guardando in giro ho notato che il villaggio era abbastanza modesto: non si vedevano macellerie o granai in cui sfamarmi. La fame era tanta, avanti a me sono passati in quell’istante degli animali da compagnia: cani precisamente. A vedere quelle tenere bestiole mi si riempì il cuore di gioia e per un battito di ciglia, non ho sentito la fame! non riuscirei mai ad attaccare una creatura del genere, figuriamoci a mangiarla. Continuando ad esplorare ho intravisto una casa più grande delle altre, sicuramente di qualche signorotto; all’esterno era decisamente meglio curata e questo mi ha lasciato supporre che all’interno avrei potuto trovare qualcosa per rifocillarmi, in effetti erano 2 giorni che non mettevo qualcosa sotto i denti. Senza troppi problemi quindi mi sono introdotto in questa casa sfondando la porta. Gironzolando al suo interno sento un’odore invitante provenire da una botola sul pavimento; la apro e scendo: una cantina piena di salumi e formaggi. Senza indugiare inizio a mangiare e ad assaggiare un po’ di tutto fino a sazietà. Mentre ripulivo la cantina ho sentito un rumore di passi sul pavimento soprastante, quindi impugnata la mia mazza salgo sopra. Di fronte a me vi era un vecchio che mi guardava impaurito: io innervosito dal “disturbo” arrecatomi mentre mangiavo, senza troppi indugi, l’ho colpito violentemente con la mazza spappolandogli il cranio dopodiché l’ho preso di peso e buttato nella cantina ormai vuota. Soddisfatto dal bagno di sangue, mi sono accomodato a terra poggiandomi con le spalle sulla parete per riposarmi dopo il viaggio che mi aveva condotto li. Nel frattempo era calato il sole, era più o meno il tramonto. Io dormivo tranquillamente, sognando qualche bel cinghiale succulento e magari cotto sul girarrosto, quando d’improvviso sono stato svegliato da un rumore stridulo e fastidiosissimo: l’urlo di una donna. La dolce famigliola era rincasata, la scena avanti ai loro occhi era questa: una pozza di sangue con qualche frammento di cranio e poco più in là, nella penombra io seduto a terra infuriato dal l’urlo di quella stupida troietta. Avevo la mia mazza accanto a me, quindi rapidamente mi sono alzato per tapparle quella fogna dentata colpendola talmente forte da spiaccicarla a terra; contemporaneamente il bambino è uscito fuori e ha iniziato a gridare in cerca di aiuto, quel povero omuncolo del padre invece ha tentato di attaccarmi alle spalle con una vanga conficcandomela tra le scapole. Insensibile al dolore e in preda ad un’ira cieca gli ho messo una mano alla gola e l’ho carbonizzato: mi stavo divertendo un mondo! Recuperata la vanga dalla schiena e uscito fuori a mia volta, ho lanciato l’attrezzo al bambino conficcandoglielo nel cranio (quanto li odio i bambini). Avanti a me in lontananza c’era una folla di contadini circa una decina, che avanzava in maniera timorosa e scomposta, inciampando l’uno sull’altro; potevo notare gli sguardi impauriti e pieni di disprezzo delle persone: nessuno osava uscire di casa…e a me la sensazione che provavo nell’ammazzare piaceva sempre più, l’odore di sangue mi inebriava, volevo altre vittime. Senza aspettare che si avvicinassero, ho caricato quel branco di incapaci e con qualche colpo ben assestato mi sono sbarazzato di un paio di loro. Nel frattempo hanno provato ad attaccarmi simultaneamente procurandomi svariate ferite sulla parte superiore del corpo: questa situazione ha alimentato a dismisura la mia furia e in men che non si dica me li sono ritrovati davanti tutti terrorizzati. La loro paura era tale che addirittura un povero fesso ha deciso di suicidarsi. Inutile dire che anche per gli altri non c’è stata via di scampo. Dopo aver ammassato i resti dei loro corpi, e passata la furia, le ferite si sono fatte sentire; quindi sono entrato in un paio di case alla ricerca di qualche benda per coprire le ferite e trovare un po’ di sollievo. Entrando in una casa davanti a me si è messa una donna come a volersi difendere, prima che riuscisse a tentare di difendersi avevo ammazzato sia le che sua figlia. Trovato qualche straccio e dell’acqua fredda in cui bagnarli li ho stretti attorno alle ferite, dopodiché ho dato fuoco ai cadaveri e lasciato che la fiamma si espandesse per il resto della casa. Uscito fuori, sono rimasto a osservare un po’ le fiamme con aria soddisfatta per poi dare fuoco alle abitazioni sull’altro lato della strada. Per evitare problemi una volta tornato da fu feng, ho cercato tra i cespugli qualche serpente e schiacciandogli la testa li ho presi e buttati per quel che rimaneva del villaggio, la colpa di tutto l’avrebbero data ai naga e io l’avrei passata liscia. Una volta terminato il tutto mi sono messo sotto un tronco a riposare aspettando l’indomani. Svegliatomi ho deciso di percorrere la strada principale in cerca di qualche mercante: volevo sapere qualcosa in più sulla mia razza. Ne passa uno su di un carro trainato da cavalli, quando ho provato a chiedergli delle informazioni questo però spaventato è scappato via; trattenendo la mia rabbia ho deciso poi di provare con un altro mercante questo però cavalcava un mulo. Nel momento in cui gli ho rivolto la parola questo con totale indifferenza ha proseguito la sua marcia. A questo punto non riuscendoci più a controllare con la mazza l’ho colpito violentemente sul costato, facendolo cadere a terra. Cercando tra la sua merce ho trovato un libro interessante che parlava delle divinità di Funakriad: purtroppo però non sono riuscito a trovare quello che cercavo…in effetti parlava di una certa Funania e delle sue creature. Sfogliando il libro sono riuscito a trovare qualcosa che potesse interessarmi, precisamente alla fine vi era un indice che parlava di un libro successivo a quello che avevo trovato in cui era trattata la divinità Krieg e le sue creature. Essendo trascorsi diversi giorni ed essendomi annoiato delle campagne ho deciso di incamminarmi verso la città. “È stata una notte divertente” pensavo fra me e me “dovrei farlo più spesso”.

L’estemporanea è stata fatta sia con spunti descrittivi che in una sessione privata con il nostro Riccardo Baffa/Mork.

E poi danno a me del master infame… il krie-hai allora dove lo mettiamo?

DM Tathrenin aka Maria Rosaria

Parola d’ordine: calma ed EQUILIBRIO!

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Diario di Funkakriad. Prima entrata.

Mentre stavo cercando di riportare l’equilibrio nella foresta, ecco che vedo una battaglia in pieno nel mezzo dell foresta. Una battaglia non è un qualcosa che infrange l’equilibrio: è nella natura di tutti gli esseri viventi reagire agli stimoli e alle minacce esterne al loro ambiente. Non c’è equilibrio in quella che chiamiamo pace. C’è equilibrio nella continua ricerca di esso, quindi nel moto continuo e irrefrenabile della ricerca e della lotta con se stessi e con il mondo esterno. Quindi una battaglia come questa per il territorio non mi avrebbe preoccupato. Se solo non fosse per il fatto che a battersi fossero un gruppo di Nagae…con un gruppo “misto” di specie diverse: un gruppo di umani più o meno variegati, un krie-hai (che ci faceva un Krie-hai in quelle zone!?) un’altra naga, probabilmente loro alleata. Così mi son messo fra gli arbusti nascosto per osservarli più da vicino. E da lì che lo vedo: un Golem. Leggi il resto di questa voce

Sugar, la rompiscatole dell’altro universo!

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Radaman, il pragmatico! Nota III

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Diario di viaggio in Funakriad, giorno 14°+ non si sa quanti persi nello spazio tempo :

Sveglia tutti indolenziti per colpa di zuzzus
Notiamo che ha dimenticato di riconsegnarci le armature e armi
Fu Feng ci interroga ancora sul giorno precedente
Andiamo verso là capitale
Ritornati al fiume Fu Feng incomincia a sentirsi male
Ci sbrighiamo a raggiungere la città
Sulla via un gruppo di 6 naga ci attacca
La battaglia finisce con 2 di loro che dormono e 4 morti uno dei quali causati dalle guardie imperiali giù te in nostro soccorso
Sillamion riesce a legare a sé l’ anima di uno dei naga
Veniamo scortati alla capitale
Arrivati veniamo separati da Fu Feng, portato via da alcune guardie

di Radamante/Pietro Monti

Divisi

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Palazzo di Corallo

La soglia della città inferiore viene oltrepassata, i soldati conducono i viaggiatori verso la città superiore, o meglio la città dell’Imperatore, ma appena dopo aver varcato le porte, i militari comandati dal Senza Nome si fermano e circondano gli “ospiti speciali”.

«Nessuna creatura mostruosa può entrare a palazzo, è un’ordine dell’imperatore!» fortemente ribadisce anche il Senza Nome.

L’esercito si stringe, i militari separano il gruppo che  protesta senza però dimostrare alcuna forza e mollemente lascia che “i mostruosi” vengano portati altrove: Cosa, Mork e Ssilamion, quest’ultimo in forma ibrida con l’elementale della terra. Rekla non è visibile tra loro, in forma serpentina si era nascosta sotto le vesti di Radamante già prima dello scontro con i naga, sfuggendo all’accorta selezione fatta dal Senza Nome. Leggi il resto di questa voce

Cattivi presagi

Dark sky

Il sogno di Rekla

E’ calato il buio più profondo, persino lei che sa muoversiperfettamente nel buio nonriesce a veder altro che bagliori e scintille tra lo sciabordare di lame. Forte è l’odore di sangue, metallico tra le urla che sopraggiungo strazianti, una dopo l’altrosi spengono tra il puzzo che aumenta, tra feci e putrefazione. L’odore della paura. Gli occhi si assuefannoa quella tenebra e vedei primi cadaveregiacereai suoi piedi… non sonogliunici, come in una planataavolodi uccello, la distesa di corpi viene vista dall’alto ed ha la forma di un corpo più grande: quello della Dea.

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Ariel, sirena aggiusta tutto!

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Diario di un campagnolo che ha ritrovato la sua pietra

La sera era ormai giunta, ma una domanda continuava a ronzarmi in testa: Perché l’ombra si era palesata, solo per rubare una pietra del golem? C’era qualcosa che non mi tornava. Cosi, al riparo del fuoco dell’accampamento ci riprovai ancora una volta, chiusi gli occhi respirando profondamente, evocando l’immagine della signora nella mia mente. Riuscì effettivamente ad evocarla, ma non proprio come mi aspettavo. Infatti la signora si palesò dinnanzi ai miei occhi, ma non solo ai miei! Presa da una specie di raptus omicida, si scaglia subito contro il nonnetto riuscendo a ferirlo, ma grazie ai miei nuovi poteri, con cui ero riuscito a fare un minimo di pratica in quel giorno stesso, riuscì a bloccare l’ombra quel tanto che bastava per meritarmi da lei uno sguardo del tipo “se ti prendo, te lo faccio così”, ma anche per permettere alla naga Rekla di allontanarlo dalle sue grinfie. In tutto questo trambusto, non sono riuscito a capire del perché il mezz’orco Mork abbia deciso di darsi fuoco da solo. Che soffrisse di freddo? Boh! Leggi il resto di questa voce

Bud’s tribute: special play

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Purtroppo è venuto a mancare Bud Spencer, un’icona degli spaghetti western e della inseparabile combo “fagioli e cazzotti”; io ho dovuto dire addio all’eroe della mia infanzia, anche lui non era immortale nonostante i suoi grandi pugni nelle mani.

Perché non dedicargli una scazzottata vecchio stile? Nessun arma, nè armatura, botte urbi et orbi solo per la gioia degli effetti sonori SBAM,  CRASH, BOOM. Con D&D tutto è possibile! Armatevi di cucchiarella che il DM é pronto a servirvi una fagiolata tonante!

Sospesi ancora tutti nello spazio e nel tempo, Zong Xian fa radunare tutti i viaggiatori; mentre Radamante e Neen sono nella stanza che isola Fu Fung ancora dormiente, il Dominatore dell’Aria approfitta dell’inaspettata riunione per chiarire alcuni strani fenomeni…

« Ho avuto modo di osservare un po’ di cose sulla Terra, specie lì dove i vostri corpi stanno giacendo. In molte camere ho visto che c’era una scatola magica… com’è che la chiamavano? » giocando con la barba mentre cerca di ricordare

«Televisione» Leggi il resto di questa voce

L’Acqua

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La battaglia è stata intensa: molti sono ridotti oramai a dei cenci sfatti, non solo per le ferite subite: l’ombra questa volta si è divertita a lasciare tormenti peggiori a chi tanto, pedissequamente, si ostina a non cedere alle sue lusinghe.
I danni subiti questa volta, attecchiscono nella mente, scoraggiando gli animi: Fu Feng, Radamante e Mjolnir sono stati ridotti ad uno stato di passività tale che non sono in grado di agire in alcun modo, poiché in sé c’è la peggiore delle battaglie per la sopravvivenza della propria luce interiore. Non sono più in grado di lanciare gli incantesimi. L’arcimago è assente, coinvolto completamente nel proprio tormento, neanche le gravi ferite che ha riportato lo tengono vigile sul qui e ora; è stato chi maggiormente ha subito gli influssi oscuri, dovuti anche dall’anello che indossa.

« Meglio me che qualcun altro. »

Si sta consumando a vista d’occhio. Leggi il resto di questa voce

Radaman, il pragmatico! Nota I

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Radamante… che perde, a malappena, un po’ di sangue!

Diario di viaggio in Funakriad, giorno 11° :
Pomeriggio

– Allenamento nella magia elemetale del vento nel cortile, con Mork, di Fu Feng
– Arrivo di ssillamion accompagnato da alcune guardie

Sera

– Inizio banchetto
– Incontrato un simpatico apprendista sacerdote
– Mork mi da fuoco ai capelli, io bestemmio con un dannato su di lui
– Il golem mi versa in testa un barile di vino per spegnermi, dolore assurdo alla testa assurdo alla testa
– Comparsa di sta i esseri dall’ aspetto di naga fatti male
– Svengo

Di Pietro Monti